Racconti da Monaco - montecarloin.net
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Questa rubrica, su montecarloin.netè curata dalla blogger Cristina Veronese che ama raccontare ciò che accade nel Principato di Monaco, in modo differente: storie ed emozioni. 

25 Novembre Giornata Mondiale contro le violenze sulle Donne

LA CONSAPEVOLEZZA

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(Ft.©C.Veronese)
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(ft.©WSM/Colman)
Giovedì 8 novembre 2018, 
 
Ho conosciuto Mario Raffaele Conti nel 2016, in occasione del Prix Monte-Carlo Femme de l'Année durante una serata speciale dedicata alle donne. Eravamo stati invitati dalla nostra amica  comune Cinzia Sgambati Colman ideatrice del premio.

Durante l'evento, presentato da Luisella Berrino, eravamo seduti allo stesso tavolo, quello riservato alla stampa: lui, giornalista, ricopriva un ruolo di prestigio presso un famosissimo settimanale italiano (capo redattore a “Oggi”), io avevo da poco iniziato a scrivere su Montecarloin.

Fu simpatia sin da subito ed è così che iniziammo a seguirci sui social: io leggevo il suo blog, lui i miei racconti. Un giorno era apparso, sul suo blog, un post molto commovente di commiato che annunciava un cambiamento di stile di vita e l'addio al settimanale.

Mario stava per intraprendere un viaggio che lo ha portato da Milano in Toscana e dall'Italia in California assieme ad un amico giornalista: Elia Perboni. Un percorso musical-spirituale e un'amicizia consolidata che hanno dato vita ad un libro: Yogananda mi ha cambiato la vita pubblicato il mese scorso da Ananda Edizioni.

Ci siamo rivisti a Monaco in occasione della presentazione proprio di quel libro, organizzata dall'associazione People Meet People e da Luisella Berrino con il suo “Incontro con l’Autore”, altra cara amica che abbiamo in comune.

Entrambi sorridevamo perché avevamo un libro tra le mani, entrambi avevamo realizzato un sogno dopo un cambiamento di vita voluto nel suo caso, capitato nel mio e lo stupore di scoprire che in fondo anche se in maniera molto diversa avevamo affrontato lo stesso argomento: la consapevolezza.

Mario ed Elia attraverso lo yoga e la musica hanno raccontato la consapevolezza di vivere, io attraverso le sensazioni e i sentimenti delle mie protagoniste ho raccontato la consapevolezza di amare.
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Hashtag mon amour

Hashtag mon amour
 (Ft.©C.Veronese)

Dopo varie letture, la definizione più precisa di hashtag la trovo su un noto dizionario della lingua italiana: “(Internet) In alcuni social network, parola o frase preceduta dal simbolo cancelletto (#), che permette di contrassegnare i messaggi con una parola chiave utile a classificarli, rendendoli facilmente reperibili agli utenti interessati all’argomento”.

Su internet ho trovato anche la paternità di questa idea nata il 23 agosto di undici anni fa.
Si tratta di Chris Messina, californiano, ex sviluppatore Google e poi di Uber, che ebbe una lunga discussione nel cuore della Silicon Valley, negli uffici di una nuova piattaforma chiamata Twitter, con Biz Stone e ad Evan Williams i fondatori del social dell’uccellino blu. “Era la cosa più semplice, più stupida, che potesse funzionare…” - ricorda Chris, ma Biz ed Evan rifiutano il suggerimento di utilizzare un simbolo per raggruppare i messaggi.

Era il 2007 e la maggior parte delle persone utilizzava i telefoni a tastiera, erano raramente utilizzati l’asterisco ed il cancelletto, quest’ultimo era già conosciuto nei linguaggi informatici. La scelta di Chris ricadde quindi sul cancelletto e la perseveranza nel proporre a tutti gli utenti l’uso dell’hashtag gli diede ragione.

Chris rilascia spesso interviste su quel periodo e ricorda che: “In una certa maniera l’hashtag entrò in Twitter come un cavallo di Troia.” Solo nel 2011 il social ne ufficializzò l’uso. A Chris non è mai stato riconosciuto da Twitter alcun compenso per la sua idea.

Gli hashtag che preferisco oggi 23 agosto 2018 e che propongo per l’#HashtagDay, anzi, per tutti i giorni? #Amore #Love #Amour

I’m exclusive, di Cristina Veronese

I’m exclusive, di Cristina Veronese
Domenica 29 luglio 2018,  (ft.©Cristina Veronese)


Era un caldo mattino d'estate e si svegliò al provenzale richiamo di una cicala finita, chissà come, su una pianta del vicino all'undicesimo piano. Incredula e sorridente uscì in terrazza; indossava una lunga t-shirt bianca sulla quale spiccava la scritta I'm exclusive.

Brigitte si stiracchiò e guardò il mare che affiorava dai tetti bianchi e che si fondeva con l'azzurro intenso del cielo. Chiuse gli occhi e respirò profondamente il profumo dei cipressi del cimitero che accarezzò familiarmente con lo sguardo.

Un anno prima quello strano panorama l'aveva turbata, ora la rassicurava. Si era più volte chiesta perché anche lì alcuni avevano vista mare e altri no. La radiosveglia segnava le 7:55 e Brigitte era seduta al tavolino in finto rattan, stava raccogliendo col cucchiaino la schiuma del cappuccino rimasta aggrappata all'interno della tazza di Star Wars, la sua preferita.

Ancora cinque minuti e l'atmosfera vacanziera si sarebbe interrotta. Sei mezzi pesanti erano schierati sin dal giorno prima nel parcheggio sterrato del cantiere antistante e tra qualche minuto, come in film western, si sarebbero messi in moto e lentamente tra nubi di polvere rossastra si sarebbero sparpagliati. Avrebbero iniziato a perforare, scavare, caricare e ancora perforare, scavare e caricare.

Brigitte quando aveva visitato l'appartamento aveva osservato con attenzione il progetto faraonico illustrato sul pannello all'ingresso del cantiere e la data di fine lavori indicata le aveva fatto presumere che i bimbi dell'immobile, nel quale stava per trasferirsi, sarebbero diventati adolescenti prima di vederne il risultato, ma la cosa che aveva sottovalutato era stato il rumore... Irritante, incessante, insopportabile.

Lei che aveva sognato di scrivere all'aperto guardando il blu del mare, era costretta in settimana a rinchiudersi in una biblioteca per trovare un po' di pace. Ma quando arrivava venerdì sera... l'estate tornava a casa sua.
Brigitte toglieva la polvere rossastra sul tavolo di finto rattan, posava il suo computer portatile bianco, inalava l'aria tiepida che sapeva di mare e cominciava, con un sorriso stampato sulle labbra, a scrivere.

Profumo di libri nuovi, di Cristina Veronese

Profumo di libri nuovi, di Cristina Veronese
Sabato 26 maggio 2018, Cristina Veronese per la prima volta al Salone del Libro come protagonista, (ft.©D.R.),

Vi ero stata infinite volte, ma solo col pensiero. Avevo provato ad immaginare come mi sarei sentita, cosa avrei provato se fossi riuscita ad arrivare al Salone per presentare un libro, il mio, il primo… Treno, notte, treno, albergo ed eccomi al Lingotto Fiere: percorro gli ultimi 400 metri quasi correndo.

La passerella, il cui ingresso è controllato da numerosi militari e poliziotti, è sovrastata dall’Arco Olimpico color rosso mattone. Mi sembra di essere in un film e Torino mi sembra più grande di quanto sia in realtà; anche le code al controllo sicurezza mi sembrano immense, anzi no quelle lo sono davvero. Il 90% delle persone in coda è già in possesso del biglietto acquistato online, ma ad effettuare i controlli sono solo pochi addetti.
Penso immediatamente agli scrittori che non potremo ascoltare perché siamo tutti bloccati qui da almeno 40 minuti… Conosco gente, rinfresco il trucco e mi cambio le scarpe: metto quelle coi tacchi, oggi ho bisogno di rassicurazioni femminili.

Finalmente giungo al controllo borsa e la mia curiosità è attratta dalla serie di oggetti confiscati: thermos per la maggior parte e poi lacche, deodoranti, profumi e cibi casarecci. Chiedo a chi mi sta scansionando col metal detector qual è l’oggetto più strano sequestrato, mi risponde: “un bel coltello a serramanico” e mi indica le dimensioni, forse anche lui vede grande oggi.

Benissimo: una dolce donzella con una maglietta sponsorizzata mi offre una mini lattina di tè freddo e mi suggerisce di berla tutta prima di entrare, sì perché mica sono ancora arrivata, sono ancora nel piazzale. Nessun problema: tra la corsa e il caldo, con un mezzo sorso, la lattina è sistemata. L’accredito stampa lo avevo già effettuato in linea perciò ritiro velocemente il badge ed eccomi finalmente all’interno del salone.

Entro quasi fosse un tempio e vengo trascinata in un vortice di persone, colori, suoni, parole, luci e colori. Tanti colori, quelli dei libri: tanti, tantissimi. È impressionante, mi chiedo se verranno letti tutti… e penso al mio: vado subito alla sua ricerca. Sono felice, tutto mi emoziona. Vedo una coda di persone che si snoda a serpente e mi domando chi stia per parlare... ah no: coda per il punto ristoro.

Profumo di libri nuovi; stand originali, banali; plateali, umili; immensi e minuscoli. Poi c’è il totem dei libri, lo avevo visto sui social e da vicino è veramente impressionante: il selfie è quasi obbligatorio. Domani acquisterò libri, incontrerò scrittori, blogger e giornalisti; ma oggi è il mio giorno, oggi penserò solo a me.

Altra coda e questa volta è veramente per un libro: intravedo tra guardie e addetti alla sicurezza la sagoma dell’autore di Gomorra. La coda durerà ancora per molte ore. Ho ancora un attimo di turbamento per la quantità di libri esposti e di eventi che si stanno svolgendo contemporaneamente, quasi ogni editore propone un autore e mi viene in mente una frase letta su Twitter: “Meno scrittori, più muratori” che lo modificherei forse in: “Meno scrittori, più lettori”.

Arrivo infine con 34 denti allo stand della mia casa editrice e mi si fa notare che sono la felicità in persona. È vero sono felice perché il mio sogno si è realizzato: sto per presentare È infinita, lo sento al 31° Salone Internazionale del Libro di Torino.

Orchidea Verde

Orchidea Verde
Giovedì 17 maggio 2018, (ft.©C.Veronese)

Un’orchidea verde. Verde come l'anello dei Giochi Olimpici. Verde come la libertà dello Sport: il tema dell’edizione 2018 del Prix Monte-Carlo Femme de l’Année. Il luogo scelto per l’evento è come sempre da sogno: l'Hotel Fairmont. Il suono ovattato delle slot machine accompagna i passi mentre si percorre il corridoio disseminato di invitanti divanetti bianchi. C’è una vetrata che abbraccia il mare e poi… donne raffinate ed eleganti cavalieri, fotografi e camerieri.

Leggiadre ginnaste esibiscono la bellezza della disciplina fisica e dolci sorrisi femminili. E poi arriva il momento: si attraversano impalpabili drappeggi e ci si ritrova nell’eterea Salle d’Or. Ogni tavolo ha un nome, quello di uno sport. Le telecamere sono puntate sul palco e arriva lei, l'ideatrice e la presidente del Premio, la giornalista Cinzia Sgambati Colman che con la consueta competenza e serenità presenta la serata.

Si susseguono gli interventi e le testimonianze di donne speciali: come la francese Géraldine Rey che intreccia con tenacia uno sport prettamente maschile come l’automobilismo con la solidarietà; come la svizzera Isabelle Henchoz che si dedica con una forza e una positività incredibili allo sport e disabilità; come la russa Yelena Isinbaeva che con la sua fondazione, grazie allo sport, regala mete e sorrisi a giovani atleti.

Si gustano piatti da gourmet, con apprezzate attenzioni rivolte anche ai commensali vegetariani, ma soprattutto si assaporano le storie delle protagoniste, in compagnia di amici interessanti e interessati ad approfondire la conoscenza di non comuni mondi sportivi femminili. I numerosi schermi presenti in sala riproducono video che lasciano senza parole per il contenuto di solidarietà che accomuna le attività delle vincitrici, per i messaggi importanti che trasmettono e per l’arte della loro realizzazione come per Ama, l’incredibile danza in apnea di Julie Gautier artista francese presentata ed intervistata dalla botticelliana Valentina Colman.

Bella l’atmosfera, belle le donne, belle le storie, bello lo sponsor del premio tutto al femminile la Walgreens Boots Alliance, belli anche i bouquet centrotavola che sono verdi. Verde come l'orchidea, verde il colore della speranza… la speranza di tante piccole e preziose felicità.

Ho sempre parlato di amore…

Ho sempre parlato di amore…
Martedì 27 febbraio 2018, (ft.@WSM/Colman)

Fiocchi. Fiocchi di neve turbinano per le strade incredule del Principato. Accelero il passo, prendo il bus n°6 ed eccomi davanti al Fairmont Hotel. Saluto con un sorriso il concierge e seguo le indicazioni delle hostess del Monte-Carlo Film Festival de la Comédie per raggiungere l’incantevole Salle de la Mer dove inizierà tra qualche minuto la conferenza stampa. Capisco immediatamente l’origine del nome della sala: una vetrata immensa sull’acqua azzurra e verde contornata oggi da dolci rilievi innevati. Amici, giornalisti, fotografi e la conferenza inizia. Ezio Greggio conduce con l’abituale verve: battute, domande e commenti ironici; sì perché questo è il festival della commedia e come dichiara la donna più ammirata dalle donne e sospirata dagli uomini in sala, l’attrice Nancy Brilli: “L’ironia è saper far sorridere di un dramma”. Presentata una novità tecnologica: l’App che permetterà di seguire il programma del festival col proprio smartphone. Il festival si svolgerà interamente al Grimaldi Forum dal 26 febbraio al 3 marzo. Nessuna conferenza o tavola rotonda come nelle scorse edizioni. Per la selezione dei film in programma sono stati visionati 400 film; alla serata di Gala saranno presenti: Paola Cortellesi, Maria Grazia Cucinotta, Nicola Piovani (colonna sonora La vita è bella), Christian De Sica, Paolo Bonolis, Gabriele Muccino e i membri della giuria di questa edizione: Nancy Brilli, Valeria Solarino e Nick Vivarelli. Presidente della giuria un mito: Claude Lelouch. Con umiltà il grande regista francese racconta, dal palco della conferenza, dei suoi film, più di 50, e degli attori che ha diretto. “In tutti i film ho parlato di amore” e questo non deve stupire: un uomo che si sposa 4 volte deve credere profondamente nell’amore! Ha sempre scelto attori che stimava e intrattenuto con loro relazioni personali che non si limitassero al lavoro, per adattarsi a loro durante le riprese. Ha girato il mondo con Jean-Paul Belmondo, ha diretto il primo videoclip, “negli anni ’60 quando i videoclip non esistevano ancora”, del suo amico recentemente scomparso Johnny Hallyday, sul set non spegne le telecamere dopo lo stop per permettere agli attori di improvvisare e soprattutto per: “lasciare la vita continuare”. Ringrazio Omar per l’invito; Alberto, editore e fotografo di MonteCarlo in, per le immagini che hanno immortalato momenti speciali e non vedo l’ora di leggere l’intervista che Cinzia, la mia direttrice ha fatto a Nancy Brilli. A proposito di grandi donne: potevo non regalare ad una donna charmante, intelligente ed autoironica come l’attrice di Il bello delle donne un libro che racconta di donne d’oggi? Fatto, fatto. Perché in È infinita, lo sento parlo sempre di amore..

Una riga si potrà salvare, forse. di Cristina Veronese

Una riga si potrà salvare, forse.     di Cristina ...
Martedì 19 febbraio 2018,  (ft.©WSM/Colman)

Un baule d’altri tempi, il ticchettio di una macchina da scrivere e lo spettacolo inizia: “Scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno, anche se l’animo è sconvolto e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi".
Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni. Crediamo di fare cosa importante tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca. Comunque, questo è il tuo mestiere, che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte, solo questa è la porta da cui, se mai, potrai trovare scampo. Scrivi, scrivi. Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via, una riga si potrà salvare. (Forse).

Filippo Usellini scrive nell’aria e poi da un baule magico appare una sensuale Enrica Barel. “Vi toglierò la pace, se voglio, vi farò perdere l’appetito, il sonno, la voglia di lavorare e di vivere, posso farvi piangere come bambini. Ridurvi degli stracci, portarvi all’abiezione, al delitto e peggio. Il mio nome è gelosia.” (Jago) I racconti di Dino Buzzati scrittore, giornalista, critico d’arte, pittore, premio Strega 1958, sono fuori dal tempo; lui che scriveva del tempo che passa, della solitudine, del grigiore della città, degli amori difficili potrebbe esser scambiato per un autore d’oggi per l’attualità dei suoi soggetti. Ieri sera, sul palco del Théâtre des Variétés i due poliedrici attori hanno incantato il pubblico con le storie di W Buzzati, rappresentazione scelta coraggiosamente (Buzzati è sempre stato per pochi) e proposta dalla Dante Alighieri Comitato di Monaco. La storia di Enrico che vorrebbe scrivere ad Ornella: “Ti penso con una tale forza che è impossibile il mio amore non ti arrivi anche se tu sei così lontana, addirittura dalla parte opposta della città.” (Una lettera d’amore); o della signora Clara, madre di un Dolfi molto famoso (Povero bambino); o della vecchia, sola e amareggiata signora Luisa (Gruppo fotografico); per terminare con un brano tratto da Uno ti aspetta: “Fra poco avrai dimenticato tutto. E così sprechi la vita.”

La Befana di Cristina Veronese

La Befana di Cristina Veronese
Sabato 6 gennaio 2018, (ft.©C.V.)

La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte…

Nel mio immaginario infantile pensavo che non avesse scarpe nuove, non perché non se le potesse permettere, visto che riempiva le calze di dolciumi a tanti bambini, ma perché semplicemente fosse una tipa estrosa, distratta, che se ne fregava dell’estetica.

Negli ultimi tempi qualcuno ha fatto insinuazioni su un eventuale legame con Babbo Natale. Anch’io avevo sfiorato l’idea che avesse una relazione con lui, chissà in cielo s’incontravano: lei sulla scopa, lui sulla slitta, si scambiavano sguardi e dato che non vi erano molti frequentatori stellari a forza d’incrociarsi avevano finito col simpatizzare e la Befana oltre i dolciumi cominciò a inserire nelle calze piccoli giochi che Babbo Natale le regalava, in verità fondi di magazzino, rimasti sulla slitta. A me portava libri e ringrazio immensamente questa donna dai superpoteri, forse sono una lettrice proprio grazie a lei.

Non ci sono più principesse da salvare

Non ci sono più principesse da salvare
Domenica 31 dicembre 2017, (ft.©D.R.)

Tutte abbiamo desiderato almeno una volta nella vita di trovare il nostro principe azzurro, nelle fiabe di noi bambine con gli occhi sognanti, era bello, gentile e pulito. Poi crescendo ci siamo accorte che principi attorno a noi non ce n’erano molti e se c’erano erano già occupati; che non vi era una formazione scolastica per diventare principessa e comunque anche se ci fosse stata non avrebbe offerto molti sbocchi professionali.

Ci serviva essere autonome, perché altrimenti il vestito da sera e l’ingresso a castello, pardon al locale alla moda, come ce li saremmo potuti permettere? Ma anche pensando ai veri principi le cose non sarebbero andate meglio. Sui giornali di gossip vi sono dettagliati reportage ed interessantissimi articoli sui principi reggenti e sorgono a tal proposito molte domande. Perché una donna dovrebbe avere al suo fianco un principe sempre occupato e scortato? Per fare la bella statuina durante le cerimonie? Per girare con le guardie del corpo ed essere inseguita dai paparazzi?

Per stringere le mani a politici e attricette? Per farsi scandagliare sette generazioni di storia familiare alla ricerca di scabrosi segreti? L’unica cosa che sarebbe interessante fare è occuparsi di attività filantropiche, ma seppur in maniera ridotta è una cosa che si può fare anche senza essere principessa.

Quello che ci interessava da piccole: il palazzo, le feste, la carrozza lo possiamo avere, magari senza eccessive pretese, anche da sole, se è ciò che desideriamo. Quello che ci serve invece ora, nel mezzo del cammin di nostra vita, è qualcuno che scenda da cavallo e che si tolga quelle orrende calze a maglia; semplicemente qualcuno con cui condividere con quote paritarie il profumo della felicità.

TUTTO PARTE DALLE PAROLE

TUTTO PARTE DALLE PAROLE
Il peccato originale del cinema è quello di non avere un vocabolario a cui attingere come fa lo scrittore nella teca delle parole, ha spiegato lo storico Lino Damiani. Il cinema era all’inizio una successione di immagini, esattamente come accade nei sogni o nella memoria. All’inizio mute e in bianco e nero. Poi il sonoro, il colore e soprattutto il montaggio che è stato l’evoluzione che ha permesso alla successione di immagini di diventare un vero linguaggio con i propri codici. Damiani propone come primo esempio italiano di questa espressività il neorealismo di Visconti con il film Ossessione, del 1939. Alessandro Rak ha trasportato il pubblico nel mondo dell’animazione. Dal disegno è approdato al fumetto, dal fumetto al cinema: perché, spiega il regista, l’animazione è l’origine del cinema. Gatta Cenerentola, film presentato al 74° festival del Cinema di Venezia, è una favola dark, con aspetti cruenti e atmosfere tenebrose tratto da una novella di Gianbattista Basile, scrittore campano barocco, che molto prima di Perrault scrisse di una povera fanciulla osteggiata da matrigne e sorellastre. La versione originale “noir” è ben differente da quella disneyana che conosciamo tutti. Ogni secondo di animazione corrisponde a 24 fotogrammi; occorrono moltissimi disegnatori e minimo 2-3 anni per realizzare un film d’animazione, un lavoro immenso. Un genere che anche gli adulti cominciano in Italia ad apprezzare. Diego Olivares in Veleno, film con Luisa Ranieri presentato quest’anno alla Mostra del Cinema di Venezia, ha raccontato una storia vera: quella della terra dei fuochi, del veleno della terra che contamina l’anima e viceversa, di una storia d’amore, l’amore come unico antidoto contro il veleno. E per spiegarlo Olivares ha utilizzato differenti registri: quello western per raccontare la lotta tra il bene e il male, quello della sceneggiata per esprimere il dolore non nascosto. I dialoghi sono sottotitolati perché gli attori recitano in dialetto senza il quale il film avrebbe perso veridicità. Damiani ha poi citato i tre pittori della luce: Caravaggio, Rembrandt e Rubens per sottolineare l’importanza della fotografia nel cinema, dell’utilizzo delle particelle di luce come linguaggio. Codici cinematografici quindi, come la scenografia, i costumi, la sonorizzazione, la musica. Damiani ha poi parlato del nuovo fenomeno partenopeo: una generazione di registi e attori napoletani in fermento che stanno smuovendo il cinema italiano e l’utilizzo del dialetto che non sembra essere affatto un ostacolo, anzi una peculiarità culturale apprezzata anche all’estero, perché è sempre esistita una distanza tra la lingua italiana e la lingua parlata ed è questa una delle ricchezze del cinema: far conoscere il mondo. I tre conferenzieri hanno poi ribadito l’importanza del loro lavoro d’équipe, di come un progetto si sviluppi con gli attori, con gli operatori, di come un film sia alla fine un’opera collettiva. Damiani ha poi orgogliosamente illustrato la legge cinematografica appena approvata dopo ben 65 anni di silenzio: triplicate le sovvenzioni e dal 2018 le reti televisive avranno l’obbligo di acquisire e trasmettere una quota di film italiani, una difesa della nostra identità culturale e una buona occasione per il rilancio di un settore soffocato dall’esterofilia. Sollecitati infine da una mia domanda, che non poteva altro che essere inerente alla mia passione, tutti e tre i registi hanno ribadito l’importanza della scrittura: tutto parte dalle parole, anche il cinema

IL LUPO È UN SIGNORE

IL LUPO È UN SIGNORE
Il lupo è un signore è una sua citazione e guardandolo seduto signorilmente al Cafè de Paris penso che sia proprio così.


Io venero lo scrittore Stefano Benni perché ha scritto frasi che avrei voluto scrivere io. È l’autore che cito più sovente sui social perché le sue parole a volte scavano dentro, altre fanno riflettere per giorni, altre stuzzicano, altre divertono, altre fanno ridere, ma soprattutto mi hanno insegnato a cercare attraverso la scrittura una cosa rara che lui maneggia con maestria: l’ironia intelligente. Lo adoro perché piace alle donne ma anche moltissimo agli uomini e appassionare gli uomini alla lettura è una bell’impresa. È un uomo oggetto, oggetto infatti di tesi universitarie. Impossibile elencare tutte le sue pubblicazioni: teatro, poesie, romanzi e tanta arte disseminata ovunque.

Il Lupo mi ha cambiato la vita l’anno scorso, assieme a Cinzia Colman, la direttrice di Montecarloin che pubblica la mia rubrica Racconti da Monaco. Il mito Benni ha selezionato, proprio nel momento in cui stavo per arrendermi, un mio racconto per il concorso Bar Sport indetto da La Repubblica e ho avuto l’onore di essere invitata al Festivaletteratura di Mantova e così di conoscerlo. Vederlo esattamente un anno dopo, davanti a me, nella stazione di Monte-Carlo col suo immancabile Borsalino è stata un'emozione che non scorderò.

TOUT L'ART DU CINEMA

TOUT L'ART DU CINEMA
 (ft.WSM/C.Veronese)

Al teatro Princesse Grace, Vincent Vatrican critico di cinema e direttore degli Archivi Audiovisivi di Monaco, ha presentato la programmazione 2017-2018 di Tout l’art du Cinéma, rassegna cinematografica giunta alla quattordicesima edizione. Un catalogo ricchissimo che prevede 25 proiezioni.

Il Théâtre des Variétés ospiterà 21 film della sezione i Martedì del cinema, il Grimaldi Forum le sezioni danza e cinema, film restaurato e l’Opéra de Monte-Carlo la sezione cine-concerto. Film famosissimi come Arancia meccanica o Gioventù bruciata ma anche chicche da cinefili con attenzione particolare al movimento cinematografico nato in Francia alla fine degli anni '50 la Nouvelle Vague e la sua diffusione nel resto del mondo. 
La rassegna inizia il 3 ottobre con Fino all’ultimo respiro opera del 1959 di Jean-Luc Godard con Jean-Paul Belmondo, film scelto anche per l’affiche dell’evento. 
Non poteva mancare il cinema italiano presente con La ragazza della Valigia di Valerio Zurlini girato nel 1962 con Claudia Cardinale e due film che saranno presentati alle scolaresche monegasche per insegnar loro i grandi del cinema: Miracolo a Milano di Vittorio De Sica del 1951 e Germania anno zero di Roberto Rossellini. 
Da vedere assolutamente il trailer dell’evento con un montaggio che di per sé è già un film, si può da oggi ammirare sul sito www.toutlartducinema.mc dove è consultabile l’intera programmazione con tariffe (3-8€), luoghi, date ed orari. Non è prevista la prevendita dei biglietti. 

Desidero terminare con una frase-proposito estrapolata dall’editoriale del catalogo. “Ringiovanire la memoria del cinema, interrogarla, passeggiare attraverso le età, i paesi, i generi e le discipline, disegnare una cartografia di autori che fanno il cinema.” Allora pop-corn e buona visione.

P.S. Quanto mi piace, durante le conferenze stampa, presentarmi come inviata di MonteCarloin prima di porre le domande, perché di quelle io ne ho sempre ;-)

Traslocare è un po’ morire, un po’ rinascere e soprattutto ricordare

Traslocare è un po’ morire, un po’ rinascere e sop...
Sono al trasloco numero 9, tutti avvenuti negli ultimi 20 anni, il penultimo 8 anni fa.
Lucifero questa volta mi accompagna, che botta di fortuna!

Mi accorgo di essere una collezionista compulsiva: dai francobolli alle macchine da scrivere, dalle prime scarpette dei figli ai biglietti aerei, dalla quattro colori a Star Wars. E poi una serie di prime assolute: il primo PC, il primo portatile, la prima macchina fotografica e quante cose che non utilizzo ma che soffrirei a sbarazzarmene. E poi c’è la mia infanzia: Ciccio Bello, la Barbie, i quaderni di scuola. E poi l’adolescenza: i diari, i gioielli, i biglietti dei concerti. E poi c’è la musica: radio d’epoca, il walkman, le audiocassette, i dischi vinili, il giradischi, lettore cd, lettore MP4 e infinite file di CD. E non sia mai che io non conservi tutti i deliziosi oggettini fuoriusciti dall’incredibile fantasia dei pargoli o tutto ciò che li riguarda.

Cassetti traboccanti di foto, armadi strapieni di “se dimagrisco” o “se ritorna di moda” e poi… E poi libri, tanti libri. Ultimamente sono riuscita a completare la mia collezione di romanzi di Liala (82 più doppie o triple edizioni). A volte non ho limiti ma dovrei imparare a darmeli: guardo le mie 34 macchine da scrivere e mi viene l’ansia. Dove le metto? Sì perché a separarmene non ci penso lontanamente. Invece dovrei farlo. Dovrei portare con me solo le cose che sono veramente utili, ma i ricordi fanno parte di me ed ogni oggetto mi trasporta in quel momento. Sì potrei ricordare lo stesso, ma non sarebbe lo stesso. Le emozioni, i sogni che avevo, com’ero, non posso separarmene. Traslocare è rinascere, perché si cambia aria, si cambia vita, si ripulisce tutto, si valuta, si regala, si butta. Traslocare è un po’ morire, perché tra quelle pareti si sono vissuti momenti importanti: i primi passi di tuo figlio, il primo racconto pubblicato, una gioia inaspettata, un dolore superato. Traslocare è soprattutto ricordare, non so come farò, ma porterò tutti i miei ricordi con me. Comincio a classificarli e a metterli a posto. Esattamente quello che sto facendo alla mia vita. 

A L'Incontro con l'Autore: Andrea Vitali

A L'Incontro con l'Autore: Andrea Vitali
Sabato 1º luglio 2017, da sinistra Cristina Veronese, Andrea Vitali e Luisella Berrino, (ft.©WSM/Colman)

Arrivo con qualche minuto d’anticipo, strano. Individuo subito il protagonista e mi presento. Dopo due minuti ci diamo del tu, dopo tre gli mostro la borsa che ho con me, contenente i suoi libri letti da autografare e lui mi dice: “Ma non perdere tempo con i miei libri”, dopo cinque minuti consegno alla moglie Manuela i miei racconti e spiattello il mio breve curriculum di scrittrice. Luisella è pronta, mi chiede di accompagnare lo scrittore al primo piano, nella sala conferenze. Saliamo le scale ammirando il porto attraverso la parete trasparente e voilà: i suoi libri, tanti, ma non abbastanza, perché a fine incontro mi perdo per un soffio l’ultimo esemplare di “La figlia del podestà”.

Sedie in velluto rosso con alto schienale e cornice dorata. Tutto è perfetto. Mi posiziono in prima fila, prendo appunti per il resoconto ufficiale, faccio una breve diretta su Facebook, twitto e soprattutto mi perdo nell’ascolto delle parole e delle espressioni utilizzate con maestria dall’oratore. Luisella legge poi una pagina dell’ultimo libro pubblicato: “A cantare fu il cane” e come al solito la sua voce ipnotizza me e il pubblico presente. Dopo l’incontro applauditissimo: firma copie molto gradita, foto con lui, con Luisella e lui, (grazie Alberto) e poi ho avuto un’occasione incredibile. Durante l’aperitivo a bordo piscina, ho potuto fare domande sulla scrittura a lui in compagnia della moglie.

Scopro così che Manuela è la sua prima lettrice, anche durante la stesura dei romanzi; che lui ha capito di esser diventato scrittore quando si è accorto di avere tutto un pomeriggio disponibile da dedicare alla lettura; che non bisogna scrivere gratis, perché la scrittura deve essere comunque riconosciuta come lavoro e poi una soffiata sul romanzo che sta per uscire: ci sarà finalmente una storia d’amore, anche se per scrivere profondamente del sentimento “amore”, lui, Andrea Vitali, mi confida di voler aspettare la maturità ;-)

NUOVA MODA: HAND SPINNER.....

NUOVA MODA: HAND SPINNER.....
Mercoledì 24 maggio 2017, (ft.©J.Levratto)

Sono davanti al negozio di giocattoli. La coda davanti al bancone mi avvisa che sarà un’impresa ardua. Le mani cercano avide di accaparrarsi almeno un esemplare. E mio figlio vorrebbe anche sceglierne il colore… Arriva un nuovo scatolone una ventina all’interno che sparisce immediatamente. Il mio piccolo, proprio perché è piccolo, è riuscito ad intrufolarsi. Esultante con il suo giocattolino in mano, azzurro come desiderava, mi raggiunge e ci avviamo alla cassa invidiati da chi non ce l’ha fatta.

Domani, alla stessa ora ne arriveranno altri e la battaglia ricomincerà per chi oggi torna a casa deluso. Mamme isteriche, bimbi che piangono, ragazzi che imprecano. Arrivo a casa ed osservo la meraviglia che abbiamo appena acquistato, per 6 euro, dopo giorni di ricerca ed attese. A Monaco è apparsa a fine aprile e questa “trottola a mano” ha colonizzato le dita di bimbi e ragazzi. La stampa americana prevede che il 7% della popolazione mondiale tra poco ne possiederà uno.

L’inventore sarà diventato ricchissimo, penso, invece no: l’inventore anzi l’inventrice, perché di donna trattasi, non ha guadagnato nulla. Catherine Hettinger, oggi 62 anni, ha inventato il “Spinning Toy” per la figlia di 7 anni che soffriva di disturbi muscolari. Aveva depositato il brevetto negli anni 90 e lo aveva proposto a molte case di giocattoli ricevendo solo rifiuti. Nel 2005 non ha rinnovato la tassa, 400 dollari, per problemi economici. Il brevetto è diventato libero e chiunque può produrlo. E così è stato. Ora si chiama Hand Spinner e si parla di 500 milioni di esemplari che stanno invadendo il mondo. Si dice che sia antistress, che aiuti la concentrazione, che... , che… io sinceramente mi devo allontanare da mio figlio mentre ci gioca perché il fruscìo di quella trottola mi mette l’ansia!

LA BATMOBILE A MONTE-CARLO

LA BATMOBILE A MONTE-CARLO
Martedì 18 aprile 2017, La BatMobile fotografata da Jacopo Levratto ©

Ma dove li pesca quei magnifici giocattoli?” Così Joker, interpretato dal mitico Jack Nicholson, definiva i gadgets dell’uomo pipistrello nel film Batman, diretto da Tim Burton nel 1989. E ieri sera in molti davanti al Casinò si saranno posti la stessa domanda. Sì perché la Batmobile esiste davvero!
 
Alla guida di una Caresto Arkham Car c’era il famoso youtuber Seb Delanney.
Anche se l’auto sembra uscita direttamente dal videogioco uscito nel 2015 “Batman: Arkham Knight” al quale il costruttore svedese si è ispirato, non è un giocattolino. Motore Lamborghini Gallardo V10 da 560 CV, velocità massima 320 km/h...

Batman... Batman... C'è qualcuno che sa dirmi in che razza di mondo stiamo vivendo? Dove un uomo si traveste da pipistrello?
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(ft.©WSM/Jacopo Levratto) 
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(ft.©WSM/Jacopo Levratto) 

SUL RED CARPET.....

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Lunedì 6 marzo 2017, (ft.©marco Piovanotto)

Sul red carpet del MonteCarlo Film Festival de la Comédie ho visto: Ezio Greggio che salutava educatamente ed elegantemente al suo ingresso al Grimaldi Forum, Ficarra e Picone sorridenti ed emozionati, Simona Ventura, raggiante, offrirsi con professionalità agli obiettivi, ho visto la riservatezza di Violante Placido nella sua fresca e delicata bellezza, Rocco Pappaleo simpatico coi fans, Enrico Montesano non simpatico coi fans, Monica Bellucci fascino che camminava, Riccardo Scamarcio con l’aria indifferente di chi sta facendo un giro in centro e poi ho visto tante belle persone eleganti e raffinate, c’era anche il mio dentista.

Ho visto Trump, alias Dario Ballantini, scambiare battute con Remo Girone. Sino qui il resoconto è stato serio o quasi, ma la mia voglia di raccontare non finisce qui, perché citando la frase più nota di Blade Runner: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…”.

Ho visto tacchi trasparenti, dorati, quadrati, appuntiti; vestiti a balze, con strascico, paillettes, fiocchi e broccati; ho visto visoni, pellicciotti, spalle nude, trasparenze, ricami; sorrisi tirati, di plastica, di stress; ho visto vestiti che camminavano, bottoni che stavano per esplodere, farfallini al limite della loro lunghezza, boccoli che sembravano broccoli e ancora collant, calze a maglia e pelle nuda.

Dopo questo post non credo che m’inviteranno ancora al prossimo evento, ma mi sono divertita un mondo a scriverlo. ;-)

Il cinema è la visione del mondo

Il cinema è la visione del mondo
Lunedì 6 marzo 2017, Riccardo Scamarcio al MCFFC

Gli occhiali da sole sopra e tra i riccioli, alle sue spalle il mare e la terrazza del settimo piano del Fairmont hotel. Riccardo Scamarcio, attore e produttore racconta di sé e soprattutto, quasi fosse ad un comizio, di cinema.
Di un cinema italiano che potrebbe esser la miglior propaganda del made in Italy, ma non lo è, un traino per la cultura italiana all’estero, ma non lo è, della necessità di un progetto nazionale per farlo tornare a splendere, del “delirio” di professioni che gravitano attorno al cinema e dell’importanza di valorizzare ciò che l’Italia ha già come ad esempio il festival di Venezia, del censimento dei cinema metropolitani dismessi e della loro rinascita come opportunità di lavoro.

Parla con enfasi ed è impossibile non scrivere tutto quello che dice. Cita Nietzsche e della sua necessità di disordine per far esistere l’ordine, del suo spirito anarchico che in questo momento non trova opposizione, perché un ordine non c’è.

Attore, imprenditore di se stesso, parla quattro lingue e lavora anche all’estero, perché in Italia i film stranieri rappresentano l’82% del mercato cinematografico, solo il 18% i film italiani: assurdo. Racconta di come ha ottenuto un ruolo nel sequel di John Wick mandando un self-tape mentre puliva i suoi ulivi nella campagna pugliese, della sua esperienza sul set a New York, del suo ricominciare tutto da capo all’estero, ogni volta, senza vantaggi e senza pregiudizi, perché “tutti siamo vittime di pregiudizi altrui”, della globalizzazione vissuta non con ansia ma come opportunità.

Come produttore ha una commedia nel cassetto, una nuova esperienza, una critica ed un’analisi del malcostume della nostra società. A chi vuole fare l’attore consiglia di “prendere come padre spirituale Carmelo Bene” e di non presentarsi come “aspirante attore” ma con sicurezza dichiararsi semplicemente “attore”, altrimenti non è credibile.
In fondo, conclude, la risposta alla mia domanda, siamo tutti attori?… Solo che gli attori lo fanno e lo dicono.

Dopo l’incontro, mentre scendevo i sette piani in ascensore, mi è apparsa nella mente una citazione di Simone de Beauvoir, una frase che Riccardo ha fatto sicuramente sua: “Accetto la grande avventura di essere me.

EPPURE...

EPPURE...

Attilio è alto, magro, bruno, rughe profonde gli solcano la fronte ed incorniciano un immenso sorriso. È sopravvissuto alla seconda guerra mondiale. Come Benigni nel film “La vita è bella" fingeva di tradurre il tedesco agli italiani ed alla fine della sua prigionia aveva imparato veramente la lingua del nemico. Era a combattere in Grecia per la patria, così il Duce gli aveva ordinato.

Dopo l’armistizio venne catturato e diventò un “IMI”. Nella primavera del 1945 è tornato a casa, in Italia, in Piemonte, a piedi, nessuno l'ha riconosciuto, neppure la moglie. Era uno scheletro che camminava, pulci e pidocchi lo stavano divorando.

Eppure... Per anni ha recitato le sue avventure ai nipoti mimando, ironizzando e ridendo. La guerra raccontata da lui non sembrava così terribile. Neppure quando raccontava dei lavori forzati in una fabbrica dove le condizioni disumane inducevano a preferire la morte o quando ricordava di aver mangiato bucce di patate per sfamarsi.
Riusciva comunque a far ridere quei ragazzini che quando rientravano a casa sentivano però una morsa al cuore ed ogni ingiustizia presente sembrava loro ancora più incomprensibile.

Attilio era mio prozio, è stato in un lager in Germania e riusciva a far ridere della guerra. La storia poco raccontata degli ‘IMI’, gli Internati Militari Italiani, catturati dai tedeschi dopo l’Otto Settembre e, in barba alla convenzione di Ginevra detenuti nei lager nazisti.

Cercare l’incertezza per scoprire le certezze che valgono?

Cercare l’incertezza per scoprire le certezze che ...
Ho aspettato a redigere questo post, dovevo riflettere e non ero sicura di voler scrivere di una storia che ammiro, ma che da buon animale sociale e soprattutto da mamma ansiosa, di due prematuri, non condivido. Ognuno ha la propria storia, Baricco aggiungerebbe: “... e la propria mappa da scrivere.” Viene per tutti il momento del bilancio e del fatidico dubbio: “Sto vivendo la vita che vorrei?” E che in fondo è solo quest’altra domanda: “Sono felice?” Giurin, giuretto non mi sto trasformando in Marzullo ;-) Prima o poi ci siamo trovati tutti a porci la domanda: “ E se mollassi tutto?”

Vent'anni fa una donna non si è fermata al dubbio e alle domande, ma ne ha dato un seguito. Elena Sacco, dopo un incidente traumatico, ha lasciato il successo lavorativo, la casa, tutte le cose superflue ed è partita per un viaggio in mare durato 7 anni, con il compagno e i loro due figli (7 mesi e 5 anni). Ha raccontato con leggiadria questa, la sua storia nel tardo pomeriggio del 12 gennaio, in una bella sala di un hotel monegasco, davanti al numeroso pubblico seguace della carismatica presentatrice Luisella Berrino, padrona di casa e ideatrice di: “L’incontro con l’autore”.

C’era l’ambasciatore, le rappresentanze della cultura italiana del Principato, la voce di Radio Monte Carlo Maurizio Di Maggio e tanti spettatori attenti e a volte esterrefatti. C’ero anch’io, con la mia amica Vera e finito l’incontro mi sono posta tante domande, in fondo penso che sia quello lo scopo di un evento letterario. La domanda fondamentale l’ho scritta nel titolo. Concludo con la frase di John Lennon con la quale Luisella ha presentato l’incontro: “La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi.

Libro presentato: “Siamo liberi” di Elena Sacco Editore Chiarelettere 2015

Babbo Natale è un reietto

Babbo Natale è un reietto
22 Dicembre 2016

Ieri ho incontrato Babbo Natale, era in una corsia del supermercato, solo e reietto. Gli adulti si aggiravano tra gli scaffali stressati e scontrosi alla ricerca degli ultimi regali, con quel senso dell'obbligo che toglie tutto il piacere del donare, senza pensare se aprendo il pacchetto il destinatario sarà felice. Le uniche ambizioni: gli servirà? Non lo riciclerà?

C’erano pochissimi bambini e neanche loro osservavano l'idrofilo Babbo (aggettivo rubato a Pennac) che si aggirava ramingo con un sacchetto di caramelle. Carrelli colmi di cibo solo per il giorno di Natale e prima? Non si mangia? Ho voltato l’angolo del bio e me lo sono trovato davanti, per un attimo il mio sguardo si è illuminato, nella mia mente ho veramente pensato a Babbo Natale e sono tornata indietro nel tempo.
Lui ha colto il mio pensiero perché mi ha sorriso sorpreso e mi ha fatto un saluto con la mano. L’ho reso felice e per un attimo mi sono illusa di averlo ricambiato per tutti i sogni che mi ha regalato quando ero bambina.

IL MARITO DI.....

IL MARITO DI.....
Principato di Monaco, 6 maggio 2016
 
 
Fontvieille, 19h15 esco di casa con tacco 12
                 19h20 rientro in casa e mi cambio le scarpe
 
Monte-Carlo, 19h47
Ammiro incantata, attraverso la vetrata dello Yacht Club di Monaco, il porto e la luce naturale della sera che si riflette sull’acqua. All’orizzonte: un lieve rosato, residuo del recente tramonto, è il sublime fondo scena alla bianca scalinata che sto salendo per giungere al Salon Ballroom. Saluto la padrona di casa, ovvero Cinzia Sgambati Colman, l’autrice del format e faccio il check-in da Alberto, suo marito.
https://twitter.com/ParoledaMonaco/status/728714617749446656
 
Accedo al salone e vengo avvolta da un’atmosfera new age: luci cangianti, trasparenze e tante orchidee, il simbolo dell’evento. A sinistra la stampa: operatori televisivi e fotografi, numerosissimi. Rimpiango la mia macchina fotografica, ma nella borsa, questa sera, proprio, non ci entrava e timidamente scatto pochissime foto, col mio smartphone, misero di pixel.
https://twitter.com/ParoledaMonaco/status/728718944509538308
 
Fermento ed agitazione: Lui sta arrivando. Gli ospiti vengono, gentilmente, invitati a togliersi dai bonbon ed a trasmigrare in terrazza, dove ho rifiutato timidamente una decina di volte la coppa di Champagne, proposta dai solerti, bianchi, camerieri. Il Principe fa il suo ingresso, una corte si crea attorno a Lui, le raffiche dei fotografi e dei telefonini creano un’atmosfera da tapis rouge.
 
Il Principe è sorridente durante il photocall, parla amabilmente, con vero interesse, in tante lingue alle candidate al premio. Si sofferma con la siciliana Adriana Santanocito, futura vincitrice della serata, che gli mostra il suo setoso filato realizzato utilizzando scarti e sottoprodotti agrumicoli, ovvero col recupero delle bucce di arancia; lo annusa, come d’altronde ho fatto in seguito anch’io: non sa d’arancia. Poi, Lui, esce in terrazza, sorridente. Galantemente saluta le signore in prima linea, accenno ad un timido inchino mentre mi porge la mano. Mi accorgo di esser l’unica a farlo e me ne vergogno. Ma gli occhi chiari e sereni del Principe mi rassicurano e oso, pronuncio un sussurrato: -Monseigneur-.
 
E poi le foto, tante foto, moltissime foto davanti allo scenario bianco ed ocra del premio Monte-Carlo donna dell’anno 2016. Impalata, osservo. Sento una marea di profumi. Alcuni li conosco e li abbino, nella mia mente, al flacone corrispondente. Donne differenti, come i loro profumi: vestiti appariscenti o sobri, eleganti, raffinati, estivi, invernali, gioielli colorati o dorati, trucchi accennati od ostentati. Anch’io usufruisco del photocall: con Cinzia (voglio le foto!) e la candidata al premio, che poi ha vinto, Juliana Rotich. Ammiro il “tocco” di Kenya su di lei: le perline colorate ornano la sua vita, il suo collo, il suo polso ed in seguito, conoscendola, ammiro lei. È l’ideatrice di Ushabidi, che significa testimonianza, l’applicazione che permette di gestire e verificare le informazioni provenienti dal web e dai telefonini, con geolocalizzazione, durante le situazioni di crisi. Chiedo a Luisella Berrino, “la Luisella” di Radio Monte Carlo e di “Incontro con l’Autore”, questa sera in veste di presentatrice, di poter fare una foto con lei. Il fotografo, che avevo incuriosito poc’anzi, con la mia presenza solitaria e scrutatrice, è felice di scattare due foto (Cinzia: voglio anche queste!) con “la Luisella” che mi dice simpaticamente di posare  una mano sulla spalla e che io abbraccio affettuosamente.
 
Stringo amicizia con Caitlin, una deliziosa manager inglese, anche lei in solitario, con la quale scambio interessanti battute sull’affrontare un evento in cui non si conosce quasi nessuno. Le confido di aver parlato solo col fotografo, lei mi risponde: -L’anno scorso io ho attaccato bottone con la fiorista.- Un distinto ospite passa davanti a noi e ci saluta. Rispondiamo con sorpresa a questo gesto imprevisto di considerazione e ci sorridiamo complici.
 
Non ho ancora parlato di uomini e c’è un motivo. In questa serata le protagoniste sono le donne e gli uomini si presentano così: -Sono il marito di…-. C’è un cerimoniere, c’è un valletto, c’è un co-organizzatore, ma sono un contorno; le storie raccontate sul palco sono tutte al femminile. E queste storie non sono banali, non sono glamour: sono storie di donne vere che compiono o che hanno ideato meraviglie sociali. La musica di Bruno Guerrini in sottofondo, le traduzioni simultanee, la conduzione di Luisella, i sorrisi di Cinzia  e ci si può mettere a tavola.
Il video sugli schermi narra delle invenzioni delle donne; alla vista della lavastoviglie ingenuamente esclamo: -La mia migliore amica-, con imprevista ilarità tra i commensali. Ringrazio l’organizzazione per il menù vegetariano, previsto senza doverlo chiedere e per i compagni di tavolo interessanti e spumeggianti. A proposito se volete sapere veramente come è andata la serata: leggete l’articolo sul blog di Mario Raffaele Conti, caporedattore di “Oggi”. Luisella, al mio stesso tavolo, corregge le bozze della presentazione e si accorda con la simpatica traduttrice che l’affianca. Le dico che scriverò il complimento che le hanno appena rivolto per la conduzione: classe, gentilezza ed humour. Lei mi suggerisce di scrivere anche: -Luisella non ha mangiato!- Fatto. 
https://twitter.com/ParoledaMonaco/status/728714766332661760
 
La premiazione è un bouquet di emozioni: quella delle vincitrici, dell’organizzatrice, della conduttrice che riceve il riconoscimento per la sua carriera radiofonica e non solo ed anche quella del pubblico, felice di poter esser testimone di tanta intraprendenza, tutta al femminile.
 
Dunque: cherchez la femme! E spesso, non è neppure tanto lontana.

Foto da sinistra: Cinzia Sgambati-Colman, Cristina Veronese, Juliana Rotich,(©WSM/Philippe Fitte) 
 
 
 

Lady driver

Lady driver
Martedì 30 agosto 2016, Carina Lima (ft.©Jacopo Levratto)

Da qualche sera, nelle strade del Principato, si ode un rombo particolare, quello di un’auto potente, un prototipo, la mitica One:1. I car spotter sono in fibrillazione, non solo per l’eccezionalità del veicolo, ne esistono solo 7 esemplari, ma anche, o meglio, soprattutto per chi la conduce. Il pilota infatti è una “lei”: Carina Lima, la lady driver del Gran Turismo (Team Imperiale Racing).

Terrazza del Monte-Carlo Beach, un pomeriggio di fine agosto. Il mare luccica. Carina è di fronte a me: la osservo. È bella, fisico scolpito, sicura di sé ed affascinante, parla impeccabilmente l’italiano, ma sento che c’è molto di più.

D:Obbligatorio iniziare la nostra chiacchierata con la seguente domanda: com’è nata la tua passione per le auto?

R: Sono sempre stata innamorata della velocità. Sin da piccola mi piacevano moto ed auto. Per le moto ho un grande rispetto, guidavo una Harley perché è una moto “easy”. Delle auto adoro il controllo della potenza e la velocità.

D: Quando la passione si è trasformata in una professione?

R: In realtà non è una professione, è un hobby. Ho iniziato troppo tardi. Per me è un piacere, una sfida, soprattutto per noi che siamo donne.

D: Appunto: com’è esser donna in un mondo esclusivamente maschile?

R: È terribile. Perché qualsiasi sbaglio che io possa fare: danno la colpa al fatto che io sono una donna. Agli uomini certe cose non vengono fatte notare. Mi sono accaduti due incidenti e la colpa l’hanno attribuita all’inizio a me perché una “lei”, anche se le immagini dicevano il contrario.

D: Sono poche, ma vi sono anche altre donne pilota: c’è competizione tra di voi o complicità?

R: Il rapporto tra le donne non è facile. Se apparteniamo a categorie differenti non ci sono grossi problemi, ma c’è sempre qualcosa tra di noi che tra gli uomini invece non c’è. Loro sono molto più complici, si danno forza tra di loro.

D: Nel tuo team sono tutti uomini, come ti trovi con loro?

R: Nessun tipo di problema. Mi aiutano.

D: Quali sono i risultati sportivi che ti hanno dato maggior soddisfazione personale?

R: Il Super Trofeo europeo, nella mia categoria (Gallardo AM), l’anno scorso. E quando riesco a superare i miei limiti. Non mi sento in competizione con gli altri, dai quali cerco d’imparare, ma con me stessa.

D: Hai paura qualche volta?

R: Mai. Forse qualche insicurezza, ma nessuna paura. Ho avuto recentemente un incidente ed ho ripreso normalmente.

D: Se non fossi riuscita a diventare pilota, cosa avresti fatto?

R: Tante cose, ma penso la carriera militare. Ho bisogno di sfide, di adrenalina, quella positiva.

D: Cosa ti piacerebbe che fosse scritto su di te?

R: Che ho voglia di vivere e che sono alla ricerca di qualcosa di spirituale.

D: Prossimi impegni.

R: Ora devo terminare il Super Trofeo Lamborghini.

D: Ultima domanda da una che ha difficoltà a parcheggiare un’utilitaria: auto preferita?

R: Mai provato una macchina come la Koenigsegg: potente, mi piace guidarla, anche se difficile da dominare. Anche la Brabus G63, ma tutte le macchine, ognuna propone un modo diverso di guida.  

 

L’ho osservata alla guida di quel bolide, dal quale è difficoltoso anche solo uscirne, ed avrei potuto fermarmi alle apparenze. Carina incuriosisce e parlando con lei ho capito che dietro agli occhiali, ai tatuaggi, alla corazza che si è costruita: c’è una persona luminosa ed una mamma presente; semplicemente una donna con tanta voglia di afferrare la vita. Sento di dover concludere quest’incontro con i versi del poeta Fernando Pessoa, portoghese, proprio come Carina: “Se mai non ottenessi gloria, o mai amore o giusta stima ricevessi, basta che sia la vita solo vita e che io la viva.”

 
Grazie al car spotter Jacopo per le foto, per avermi messo in contatto con Carina e soprattutto per avermi segnalato questa storia tutta al femminile. https://www.instagram.com/home_car_spotting_mc

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Tutto è fiction.. fino all'11 settembre, di Cristina Veronese

Tutto è fiction.. fino all'11 settembre, di Cristi...
Martedì 23 agosto 2016, (ft. C. Veronese)

A qualunque donna piacerebbe essere fedele. Difficile è trovare un uomo a cui esserlo.” Marlene Dietrich 

Tutto è fiction, ma c’è di più. C’è la sensuale ricerca di una diva, del fascino d’altri tempi, dell’arte dedicata ad una musa: Marlene Dietrich. C’è un Modigliani, un trittico Bacon, un De Chirico, un De Lempicka, un Magritte, un Matisse tutte opere eseguite da copisti sotto le direttive del poliedrico artista bresciano: Francesco Vezzoli. Foto, locandine, statue, bigliettini autografati, un meraviglioso abito da soirée nero. Tutta finzione. In un piccolo cinema vellutato di blu e profili dorati, con sedie in legno vintage (quelle per intenderci alle quali occorre abbassare la seduta ed attutirne il rumore) viene proiettato un improbabile documentario: pura fiction. Per descrivere il personaggio “Vezzoli” ci terrei a specificare che è quello che ha ingaggiato le attrici Michelle Williams e Natalie Portman, un regista: Roman Polanski per il video della pubblicità del suo profumo Greed (avidità) apparendo per alcuni secondi nel cortometraggio d’autore. L’artista appare anche sul flacone della preziosa essenza, con un chiaro riferimento alla “Belle Haleine” di Marcel Duchamp (il profumo più caro della storia: venduto all’asta nel 2009 a 8,9 milioni di euro). Piccolo ma fondamentale particolare: il profumo Greed non è mai esistito. Ancora fiction. Concludo con una riflessione: ma se tutto è falso, perché ho la sensazione di essermi trovata davvero a Villa Marlene?

L’expo “Dietrich Vezzoli-Villa Marlene” è a Villa Sauber , avenue Princesse Grace, (NMNM)
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#PokémonGo a colpi di tweet...

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Allo stadio di Monaco Louis II, vietato cacciare Pokemon!
Pokemon schiacciato.jpg
Blue_dragon-glaucus_atlanticus_(8599051974) - copi...
Glaucus Atlanticus una specie marina tropicale che ha ispirato un Pokemon
(ft.C.Veronese) 

Potrei raccontarvi che PokémonGo è l’applicazione più scaricata del momento, che la Nintendo è volata in borsa per poi precipitare quando ci si è accorti che non è il marchio creatore ma solo un affiliato, che prima i ragazzi 
giacevano inerti a giocare ai videogiochi sui divani ed ora si fanno anche 5 km al giorno, che ci giocano bambini ed adulti, uomini e donne, che si organizzano raduni ufficiali, e non, all’aria aperta, che un uomo ha catturato un Pokémon in sala parto con tanto di moglie gestante ed ha anche postato la foto, che imbecilli ci giocano guidando, che è nata una nuova “professione” da paghetta: il cacciatore di Pokémon, che un giornalista ci ha giocato durante una conferenza stampa sull’Isis, che un concerto di Beyoncé è stato compromesso da una fan giocatrice, che Pikachu è stato catturato sul set di Star Wars, che una donna ricercata è stata arrestata sfruttando la sua dipendenza dall’applicazione, che alcuni musei pubblicizzano la presenza dei mostriciattoli per incentivare le visite, che altri siti ed un paese francese intero invece ne hanno vietato l’uso bandendoli dai loro confini, che i malintenzionati potrebbero utilizzarli come esca, che gli esercizi commerciali li utilizzano per attirare clienti, che le mogli hanno trovato il metodo per risolvere l’emergenza rifiuti in casa: ovvero i mariti ora si prestano volontari a buttare l’immondizia, che i figli, ora, escono mentre le madri stanno a casa a smanettare sui social, potrei… ma perché spiegare tutte queste cose quando su #Twitter ho trovato queste perle?

E' da un'ora che cerco le chiavi nella borsa, figurati se ti trovo un pokemon. #PokemonGO (@Animacheta)
Devo essere rimasta l'unica che esce di casa senza cercare i pokemon. (@maggiafrancy)
Sarà contenta mia moglie: ora che abbiamo i @Pokemon in giardino finalmente anche lei ha degli animali domestici. Grazie #PokemonGO (@germanoveri)
Li vedi in due su un motorino, rallentano, pensi "adesso mi scippano!" E invece no padre e figlio a caccia di #Pokemon (@LaSany88)
Sono tempi duri: quelle che prima si facevano piacere il calcio adesso devono scaricare Pokemon Go. (@ChiaraBenvenuto)
Gente disposta a darti 15 euro l'ora per accudirgli i pokemon e poi storcono il naso se glie ne chiedi 7 per accudirgli il figlio… (@Star_Mylkie)
Capisci quanto abbia vinto @NintendoItalia, quando tua moglie ti fa cambiare strada per cercare Pokémon rari a San Pietro. #PokemonGO(@Ricciotto_)
Tua moglie vuole sapere a che ora vai a caccia di pokemon così passo da lei. (@mirko8925) Situazione sentimentale: non trovo manco i pokemon. (@giandima_)
Se non trovate i Pokemon sono sicuramente nella borsetta di vostra moglie (@LoMassi)
"Ci vediamo al porto antico, così tanto che mi aspetti catturi i pokémon" Moglie mi conosce bene (@Rudegnappo)
In spiaggia c'erano due che giocavano a pokemon go e mia mamma chiude la borsa e: "non facciamo che poi il pokemon è qui dentro e vengono" (@breavkingbad)
Papa, figlio e Nonno che catturano Pokémon. Visti (@Teo_Ferroni)
#PokemonTacchinaggio -Posso salire da te per vedere se ci sono Pokemon? -Mi spiace ho passato l’aspirapolvere questa mattina. (@Reine_Absolue)
"I pokemon agli Uffizi? Una forma di idiozia collettiva" (@VittorioSgarbi)


Da twitteriana praticante (e faccio outing: troppo) concludo con un tweet referente alla dicotomia reale-virtuale. Non potevo che sceglierne uno ironico e riassuntivo, quello di un re, di Re Tweet: “Dite la verità, siete sempre qui su twitter perchè avete dimenticato la password della vita reale…” (@re_assoluto)
 

E comunque il mio Pokémon preferito si trova in natura: il Glaucus Atlanticus, che non è da catturare!

Robert Combas: “Faccio del mal fatto, fatto bene”, di Cristina Veronese

Robert Combas: “Faccio del mal fatto, fatto bene”,...
Lunedì 8 agosto 2016, (ft. C.Veronese) 

Je fais du mal fait bien fait” è lo stesso Robert Combas a dirlo. Artista da 35 anni è definito il maggior esponente del movimento artistico nato negli anni 80 “La figuration libre” che mi permetto di tradurre “La libera raffigurazione”. E la sua libertà, vi assicuro, esplode tutta nei 100 dipinti esposti al Grimaldi Forum.

Ne sono stata affascinata e respinta nello stesso momento. Colori, contrasti, richiami primitivi, battaglie, origini, religione, erotismo, storia, incubi e tanta vita ed istinti a colori. Tele enormi, da ricoprire pareti intere, colpiscono da lontano e più ci si avvicina, più si ha voglia di vedere i particolari per poi allontanarsi nuovamente.

L’iconografia è immediata, non occorre pensarci troppo eppure si ha il desiderio di indagare, tutto è rimaneggiato dall’artista, quasi torturato. Le foto scattate ieri sera durante il vernissage possono far comprendere la mia attrazione-riluttanza verso queste opere, o forse non c’è nulla da capire.

È questo che amo dell’arte contemporanea: ti piace, ti emoziona o non lo vorresti neanche twittare. Concludo con una frase di George Brecht che mi è venuta in mente mentre scrivevo questo post e sceglievo le foto da pubblicare: “Me ne frego se faccio dell’arte”.

#Nice: quando i social servono

#Nice: quando i social servono
Giovedì 15 luglio 2016 23h30 Sto guardando “La meglio gioventù’” in streaming, butto un occhio su Twitter, leggo in tendenza l’hashtag #Nice. Nizza è la città dove sono nati i miei figli. Nizza dista a qualche chilometro dal Principato. Mi affanno, ormai quando il nome di una città è presente nella TL ho paura. E purtroppo è così.

Le parole sono violente: orrore, strage, attentato, morti, feriti. Stesso malessere di quella maledetta sera di novembre del 2015. Informazioni, che si riveleranno poi fortunatamente infondate, narrano anche di tre prese di ostaggi all’Hotel Negresco, all’Hotel Le Méridien sulla Promenade des Anglais e al ristorante Buffalo Grill. Il ministero degli interni francese ne dà dopo circa un’ora la smentita su Twitter. https://twitter.com/Place_Beauvau/status/753720082413547520
Continuo a leggere e comincio a tradurre in italiano i tweet che possono esser utili agli italiani presenti a Nizza. La prefettura che avvisa dell’attentato e consiglia di non uscire di casa; i tassisti che trasportano gratuitamente le persone per evacuare la Promenade; i nizzardi che offrono ospitalità attraverso l’hashtag #PortesOuvertesNice. Tra tanti tweet che si affollano davanti ai miei occhi scelgo e traduco “quelli utili”, quelli che possono contribuire, non a soddisfare il morboso interesse sull’attentato, ma ad aiutare le persone che in questo momento potrebbero averne bisogno: numeri d’urgenza e consigli da parte delle istituzioni francesi. https://twitter.com/CHUdeNice/status/753725386526195713 Facebook lancia, come aveva già fatto durante gli attentati di Parigi l’applicazione Safety Check per permettere alle persone di segnalare agli amici la loro posizione e la loro incolumità. Il ministero degli interni e la Polizia consigliano di non divulgare foto o video scioccanti ma di segnalarli sul loro sito. Purtroppo stanno circolando sul net immagini orribili. Questa è invece la parte più repellente dei social: il non-rispetto per il dolore altrui. https://twitter.com/Place_Beauvau/status/753725598997090313 I social stanno comunque svolgendo la loro funzione principale: la diffusione delle informazioni, ma non solo. Molte persone sono state ritrovate grazie alle segnalazioni di ricerca divulgate su Facebook e Twitter. Presente la solidarietà verso le famiglie delle vittime e soprattutto un aiuto concreto alle persone in fuga dalla Promenade che sino a ieri era quella delle sedie blu davanti al mare... Un supporto psicologico, fornito dalle istituzioni francesi è in atto per le famiglie delle vittime e per le persone sfuggite a quell’orrore. Orrore: la parola più diffusa nei titoli sui quotidiani francesi questa mattina.

Monaco capitale della filosofia? di Cristina Veronese

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Sabato 11 giugno 2016, Umberto Eco (ft. D.R.)

18h30 Théâtre Princesse Grace, fila H Scatto foto. Il teatro è quasi vuoto, sono stranamente in orario, mi preoccupo: tutta una vita in ritardo ed ora… Avevo twittato la notizia l’anno scorso con enfasi, quando mi ero immaginata di pendere, ora, dalle Sue labbra. Sì perché questa sera Lui avrebbe dovuto esser qui. La Sua conferenza era prevista come apice conclusivo del Colloque monegasco di filosofia. Ed invece… naufragio.

18h40 La Nave di Teseo approda: Elisabetta Sgarbi, Mario Andreose ed Eugenio Lio fanno il loro ingresso. Scatto una foto prima che arrivino le guardie del corpo della Principessa Caroline. A quel punto macchina fotografica ben posizionata sulle ginocchia e sguardi di fuoco da parte dell’uomo-armadio armato di auricolare.

19h00 Si scatena una guerra ai posti liberi, tutti rigorosamente riservati e non interscambiabili. Filosofi, politici, sacerdoti, dame vestite da gran soirée, tutti separati o uniti dal caso. Graziose maschere che li accompagnano ad accomodarsi. I fotografi ufficiali si scatenano. Io aspetto… La scrittrice francese Laure Adler presenta ed introduce la prima parte del documentario a Lui dedicato: "Umberto Eco, derrière les portes" di Teri Wehn Damisch. Scatto foto. Un ritratto multimediale attraverso le Sue parole, in sapiente francese, attraverso le immagini girate nella Sua casa parigina, attraverso i Suoi gesti, i Suoi libri tradotti in numerose lingue. Lui, come dirà in seguito Elisabetta Sgarbi, è l’autore italiano più tradotto nel mondo! Sale sul palco Robert Maggiori, orgoglio italico, professore di filosofia al liceo di Monaco, che Lo ricorda come amico e come filosofo.
La scenografia è essenziale: tre tavolini e tre sedie da bistrot. Un piccolo caffè filosofico al quale prendono posto Elisabetta Sgarbi e Mario Andreose. Quest’ultimo racconta, in lingua francese, la storia di Lui linguista, semiologo, filosofo, traduttore, autore ed editore. Racconta del lungimirante Valentino Bompiani col quale Lui collaborò sin dagli anni ’60. La nascita della casa editrice La Nave di Teseo è invece narrata da Elisabetta Sgarbi. Una Sua scelta, dettata dal desiderio di non tradire la libertà e l’indipendenza della Bompiani. Una nave che si rinnova all’infinito restando sempre la stessa, una nave che salpa verso l’ignoto, non per necessità ma per trasmettere i valori in cui Lui credeva. La seconda parte del documentario ci mostra un Lui divertente, ironico. Un uomo che diceva di non prendersi troppo sul serio, che creava ed amava i libri, che aveva la necessità di divertirsi. Non sono delusa, Lui in fondo è qui, perché chi l’ha conosciuto, chi ha lavorato con lui, chi l’ha amato o solo chi, come me, l’ha letto per puro diletto e studiato per gli esami di linguistica è qui a ricordarlo. Umberto Eco è arrivato.

Il topolino campagnolo

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i denti del topolino vissuto 350 mila anni fa
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Il Principe Albert I, grande esploratore, nei francobolli commemorativi
8 luglio 2016 - Museo di Antropologia e preistoria - Jardin Exotique - Monaco
 

Il direttore del museo Patrick Simon racconta di una storia iniziata esattamente 100 anni fa.
Estate del 1916: iniziano i lavori per la realizzazione del Giardino Esotico. Il Principe Albert Ier commissiona un bacino per le piante acquatiche e vengono così rinvenute le cavità della Grotta de l’Osservatorio. La prima campagna di scavi archeologici dura 4 anni. Altri cantieri seguiranno (1982-1987) e metteranno alla luce 3 grandi insiemi archeo-stratigrafici del Paleolitico. Le prime tracce d’insediamento nella Grotta risalgono a 350 000-200 000 anni fa.
Chi lo attesta? La datazione cosmo-genica e qui mi vanto un po’, perché l’ho appena appresa, ero rimasta alla datazione col carbonio 14… che oggi ho scoperto: è ancora utilizzata, ma valida solo per reperti “giovani”, ovvero databili sino a 50 000 anni fa! Dunque lo conferma la scienza, ma anche un simpatico topolino i cui dentini sono stati ritrovati proprio nella grotta. Si tratta di un piccolo roditore, il Campagnol (Pliomys episcopalis) scomparso 350 000 anni fa, il cui ritrovamento permette quindi di datare lo strato in cui giaceva da secoli, anzi da millenni. (foto)
Gli scavi riprenderanno tra poco, saranno diretti dall’antropologa ed archeologa Elena Rossoni-Notter e offerti, visivamente, alla curiosità dei visitatori. Saranno effettuati nuovi prelevamenti e le pareti della Grotta saranno scansionate in 3D. Nuovi scavi, nuove tecnologie, sicuramente nuovi risultati.
 
Non ho resistito ed ho sfiorato, Elena ha detto che si poteva fare, una pietra bi-facciale scolpita da un nostro antenato, un Homo erectus che l’ha utilizzata 300 000 anni fa  per cacciare cervi e stambecchi. Sul francobollo emesso dall’Office des Émissions de Timbres  per commemorare il centenario dall’inizio degli scavi, disegnato da Yves Beaujard,  appaiono, con la tecnica incisoria, in primo piano l’amigdala ed il teschio dello stambecco. La grotta si trova sullo sfondo e il posto d’onore spetta al mecenate, il Principe Albert Ier, nonno dell’attuale Principe. 

 
Botanica, geologia, antropologia, paleontologia e vogliamo parlare della vista mozzafiato sul Principato?

Rendez-vous sul Tapis Rouge

Rendez-vous sul Tapis Rouge
Principato di Monaco, 15 giugno 16h30
Una delicata ma insistente pioggia ha inzuppato il tappeto e sento i piedi affondare morbidamente sul tessuto rosso. Le scarpe aperte (ottima idea Cri!) permettono alle mie dita di “rinfrescarsi” mentre mi avvio verso il Grimaldi Forum, dove si sta svolgendo il 56° Festival della Televisione. I fans sotto gli ombrelli, ai lati del tappeto, non sembrano scoraggiati dalla pioggia e scattano foto ai divi televisivi, oggi qui per interviste, dediche e photocall (emozione).
Lui, il regista che mi accingo ad intervistare, mi sta aspettando in compagnia di Alessandro, l’addetto ufficio stampa, nonché giornalista ed avvocato (ansia).
Lui: lo conosco dalla scorsa edizione del Festival, è membro del comitato di preselezione dei programmi fiction. Abbiamo due passioni in comune che hanno fatto intrecciare i nostri percorsi social: l’arte e soprattutto la scrittura.
Lo scrigno di vetro nel quale ci troviamo è quasi deserto, tutto si sta svolgendo nei piani inferiori, dove sono stati allestiti numerosi stand, esclusivamente per la stampa. Non manca nulla: fondo scena con logo, tavolino, sgabelli, microfono, luci e telecamera (emozione).
Luci sparate, appollaiata sullo sgabello non mi sento molto a mio agio. Ci accomodiamo su due graziosi divanetti colorati, estraggo dalla borsa il taccuino e la mia inseparabile 4colori (vintage, come chi l’impugna). Inizio con la prima domanda, l’unica preparata e poi... free style. Più che un’intervista è una piacevole ed intensa chiacchierata, sotto l’occhio e l’orecchio vigili di Alessandro (ansia).

Domande (D) e Risposte (R) 
D: Quale serie televisiva italiana vedresti volentieri premiata al Festival?
R: Sicuramente Gomorra 2 perché è una serie di successo, con potenzialità internazionali. Durante la scorsa edizione è stato premiato Marco D’Amore come miglior attore, proprio per la prima serie. Inoltre uno dei protagonisti Salvatore Esposito ha recitato nel 2011 in miei 2 cortometraggi: Il principio del terzo escluso (aggiungo io: andatelo a vedere su Youtube!) ed Il consenso.
D: Quindi Genny, prima che diventasse Genny... l’hai scoperto tu?
R: Ha iniziato effettivamente con me e sono contento del percorso che sta facendo.
D: Ieri sera hai offerto al Principe (su Twitter ho postato la foto con lo scoop!) il tuo ultimo film: People in Sorrento. Che metodo di lavoro hai adottato per la realizzazione di questo documentario?
R: Tutto è partito da un’idea, quella del produttore Raffaele Esposito, dalla volontà di valorizzare il territorio, di lasciare una memoria dei luoghi e dei fatti che vi sono legati. Insomma raccontare le storie attraverso i paesaggi ed i personaggi che vi hanno lasciato una traccia.
D: Raccontare… ciò che amo di più in assoluto. Io adopero le parole, tu cosa hai usato?
R: Un tessuto narrativo complesso, un racconto che è partito da Sorrento ed è arrivato all’arcipelago “Li Galli”. Storie, musiche, personaggi, artisti, ricordi. 12 mesi di riprese. Una sceneggiatura scritta a 6 mani. Tanti nomi famosi attuali e del passato: Caruso, Dalla, Eduardo de Filippo, Nietzsche, Nureyev, De Sica, Sophia Loren, Renzo Arbore e tanti altri (guardate il promo su Youtube)
D: Perché ami realizzare documentari (guardate sul net!)?
R: Il documentario permette di costruire un percorso che arricchisce, sempre. Raccontare storie e fermare la vita in quell’attimo. Ho sicuramente una preferenza per l’arte e gli artisti.
D: Cosa ami di più della tua professione artistica?
R: Dirigere e la fotografia. Le riprese, la preparazione, la creazione pratica. Quando si arriva al ciak è una liberazione, si può cominciare. Se si lavora bene, prima, anche il montaggio è facile.
D: Ti piace collaborare con gli altri?
R: Quando si ha un’equipe che funziona, si creano sinergie, squadra, si condivide la stessa passione ed è un piacere dirigere l’orchestra. Non ci si accorge più cosa viene da te e cosa dagli altri (bellissima questa frase!)
D: Un momento del tuo lavoro che adori.
R: Quando sono solo con la telecamera per le riprese dei documentari: emozioni e sensazioni… (raccontare).

La parola che mi viene in mente dopo averlo ascoltato è la seguente: PASSIONE. Passione per il suo lavoro ed è impossibile non esserne contagiati. Mi è venuta voglia di riprendere una vecchia sceneggiatura e chissà… conosco un bravo regista, ora. Mentre Lui scrive, con la mia Bic vintage, sulla copertina del suo ultimo film mi sento fortunata. Il Principe, ieri sera a Palazzo, ha ricevuto lo stesso dono, ma io con una cosa in più, anzi due: la dedica e l’intervista.
Da quando scrivo per il magazine MonteCarloin ho l’opportunità e la libertà (cose rare) di raccontare, oltre alle mie novelle, anche gli eventi culturali monegaschi a modo mio ed oggi ne sono ancor più orgogliosa: si è appena conclusa la mia prima intervista al regista LUIGI SCAGLIONE.